venerdì 19 febbraio 2010

Risotto con i carciofi

Da quando l'amato bene, gentile com'è e sempre pronto a dare una mano, si fa in quattro per aiutarmi in operazioni da me odiate quali pulire i carciofi, a casa nostra gli appetitosi fiorelloni compaiono in tavola assai più spesso. Giacché l'altro giorno al mercato li ho trovati del tipo violetto al prezzo strabiliante di 20 centesimi l'uno (la zia Emma ha commentato sentendo ciò "ma che posteriore che avete nell'Urbe": a dire il vero, il posteriore è dovuto al fatto che le signore pelliccione del quartiere badano più all'aspetto che alla qualità e prediligono i romaneschi, proposti a un euro e ottanta l'uno), ho ben pensato di farci un bel risottino: e se pure voi come la sottoscritta avete un amato bene disposto a darvi manforte, lo appronterete senza fatica e con grande soddisfazione di entrambi.

Ingredienti:
tre o quattro bei carciofi violetti
un limone o un paio di cucchiai di farina (per non far annerire i succitati)
due etti scarsi di riso da risotti
uno spicchio d'aglio
due cucchiai d'olio
un quarto di bicchiere di vino bianco
un cucchiaino di brodo granulare vegetale bio
un pugno di parmigiano
foglioline di mentuccia se ne avete

Preparazione:
in primis pulite i carciofi, con l'aiuto dell'amato bene o smadonnando da soli, seguendo le istruzioni qui riportate e badando di non buttare i gambi: tagliateli quindi a spicchi e metteteli a bagno con i gambi a rondelle in una ciotola con acqua dove avrete messo spicchi di limone o, se non ne disponete, due cucchiai di farina (quest'ultimo metodo, va detto, non è efficace quanto l'impiego del citrone e va adottato solo in casi di forza maggiore).
A seguire fate scaldare l'olio con lo spicchio di limone pelato e schiacciato e non appena l'aglio accenna a friggere toglietelo, versate in pentola i carciofi, aggiungete mezzo bicchiere scarso d'acqua e una punta di sale, coprite con il fido coperchio di vetro e fate stufare a fuoco medio fino a quando l'acqua non si è del tutto assorbita.
Avvenuto ciò, è arrivato il turno del riso: buttatelo giù di un colpo, fatelo tostare a fuoco vivace e quando accenna a diventare trasparente aggiungete il vinello e fate sfumare. Infine abbassate il fuoco e con pazienza aggiungete man mano mestolate di acqua (calcolatene una quantità che sia due volte e mezzo quella del riso) già addizionata con il brodo granulare. Per inciso è possibile in questa fase optare per quella che dai cuochi rifiniti viene considerata un'autentica zozzeria, ovvero aggiungere subito tutta l'acqua, mescolare bene, coprire e lasciar andare la cottura coprendo con il coperchio di vetro: e sarà pure una zozzeria, ma se non avete tempo da perdere, io che non sono cuoca rifinita vi consiglio di farlo.
Quando il riso è al dente spegnete il fuoco, aggiungete il parmigiano, fatelo incorporare al risottino e travasatelo in una bella scodella più larga che alta (in tal modo eviterete il noto effetto "pomodorino di Fantozzi" al momento di mangiare): come tocco di finesse potete far cadere a pioggia sulla superficie un po' di foglioline di menta tritate, ma vedrete che anche senza è buono lo stesso.
Affidate quindi detta scodella all'amato bene perché la porti trionfalmente in tavola.
E' molto probabile, per inciso, che egli compia il tragitto canticchiando in allegrezza Carciofon di Elio e le Storie Tese.
Unitevi anche voi. Mangerete con molta più soddisfazione.
Se poi i vicini vi prendono per scemi, pazienza. Non sarà la prima, né l'ultima volta.

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