
Il 19 marzo a partire dal mattino è festa grande. Al primo tavolo siederanno personaggi simbolici: il Vecchio e la Vecchia, per rappresentare i quali vengono prescelte persone anziane o notabili del paese, e gli Angioletti interpretati dai bambini; al secondo possono sedersi gli ospiti, ovvero tutti coloro che verranno a visitare la casa. Prima di sedersi, si pronuncia il saluto "Gessemmarìe", ovvero "Gesù e Maria": è il modo canonico di ringraziare il santo per tutto il ben di dio che c'è in tavola.
Un tempo erano moltissime le famiglie che organizzavano il San Giuseppe, e tutto il paese partecipava. Zia Lella da piccola ha fatto l'Angelo tante volte, e ricordava che la mattina della ricorrenza andava nell'orto del nonno a raccogliere le violette da appuntare sul vestito bianco. Era una delle poche occasioni in cui si poteva mangiare a sazietà, e anche bere: era poco consigliabile per le signore andare in giro per la strada dopo una cert'ora, perché c'era sempre il rischio di incontrare gruppi di ubriachi. Una specie di carnevale agreste, a modo suo, un giorno in cui c'era licenza di riempirsi la pancia. Non è un caso se, giacché la società agricola sta oramai tirando gli ultimi, anche il San Giuseppe sta sparendo. Il che per me, e ancor più per mia sorella che sulla festa ha fatto la sua tesi di laurea, è un gran dispiacere.
Fortunatamente non siamo le sole a dispiacerci. I ragazzi del paese hanno deciso che la tradizione non la si doveva lasciar morire: e quest'anno hanno quindi pensato di preparare un San Giuseppe collettivo. Sono mesi che ci lavorano, preparando il pane, andando in giro per la questua, costruendo un grande camino. E visto che, grazie al cielo, siamo nell'era di Internet, possono mettere a parte dei loro sforzi direttamente online anche coloro che sono andati ad abitare altrove.
Anche qui nell'Urbe la mia famiglia festeggia il 19 marzo, e lo fa ovviamente con i maccarune c'a meglìche. E' una pietanza che può lasciare perplessi coloro che non vi sono stati accostati fin da quando erano piccoli: non a caso io e mio padre ne andiamo matti, mentre mia madre a malapena accetta di assaggiarne una forchettata, fiutando con malcelato sospetto gli aromi dolci che salgono dai maccheroni. Non so pertanto se la ricetta potrà interessare chi legge: ma la dedico a tutti i conterranei, ancora residenti in paese, e ancor più a quelli che come me sono andati via. La dedico in particolare a Vincent, con l'augurio che l'anno prossimo possiamo mangiarla assieme.
Ingredienti per due persone:
un etto abbondante di mollica di pane fresco
un cucchiaino raso di sale
altrettanto di zucchero
tre o quattro cucchiai d'olio d'oliva
una manciata di uva passa
cinque o sei chiodi di garofano
un etto e mezzo di vermicelli bucati (oppure di spaghetti)
Preparazione:
per prima cosa preparate la mollica, strofinandola fra le mani fino a ridurla in minutissime briciole: alla fine dovrà risultare sottilissima, e la si lascerà riposare in una ciotola in attesa dell'impiego.




Io quest'anno, fatti salvi i soliti imprevisti, alla data canonica li mangerò nel mio Sannio. Con l'occasione penso che chiederò una grazia a San Giuseppe. Ci sono tante donne del paese che possono testimoniare che è un gran santo, e che è sempre pronto ad ascoltare. Così, si spera, l'anno prossimo i maccheroni li mangeremo Vincent, io e gli altri. Tutti assieme, come dovrebbe essere, e come mi auguro sarà.
Racconto e ricetta a dir poco entusiasmanti. Precisamente di dove sei?
RispondiEliminaC'è una tradizione simile in provincia di Taranto a San Marzano di San Giuseppe, paese albanese.
RispondiEliminaDa parte di papà sono originaria di un paesino del Basso Molise, mentre da parte di mamma ho origini tarantine e toscane: insomma, un discreto mix :)
RispondiEliminaHo fatto il pane di Pasqua dopo tantissimi anni. L'emozione è stata tantissima adesso devo riprovare la pasta con la mollica! Grazie della ricetta che mi ha fatto piangere.
RispondiEliminaOssignore! Per favore, non piangere... E' una cosa bella cucinare, e lo è ancora di più cucinare cose il cui sapore è legato al proprio luogo di origine! Sorridi e sii felice, e goditi tutta l'emozione bella delle pietanze di casa :)
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